A differenza dei sistemi di realtà virtuale, il simulatore non ricrea un ambiente artificiale. L’osservatore continua a vedere il mondo reale, che però viene filtrato attraverso una simulazione delle caratteristiche ottiche delle diverse lenti intraoculari. Questo approccio consente di percepire in modo estremamente realistico aspetti fondamentali della visione postoperatoria, come la profondità, la sensibilità al contrasto e la profondità di campo. Tutto ciò è reso possibile da un sistema avanzato di riconoscimento pupillare basato sull’intelligenza artificiale e da tecnologie di tracciamento oculare (eye-tracking), oltre a un modulo ottico a lenti dinamiche controllate da impulsi elettronici. Il tutto si traduce in un’esperienza visiva precisa e altamente vicina alla percezione quotidiana.
Le basi scientifiche sono ben documentate: il dispositivo portatile, validato all’Università di Heidelberg, nel 2025 è stato presentato al congresso della ESCRS a Copenaghen, il principale appuntamento scientifico europeo dedicato alla chirurgia della cataratta e refrattiva. A supportarne l’innovazione vi sono inoltre cinque brevetti internazionali e oltre 25 pubblicazioni scientifiche che ne attestano l’affidabilità clinica e la validità dei principi di simulazione. Il principale beneficio riguarda il processo decisionale del paziente. «La scelta tra le diverse tipologie di lenti intraoculari, che fino a oggi si basava soprattutto su spiegazioni teoriche, diventa finalmente concreta e sperimentabile», spiega l’oftalmologa Dr. Dagmar Pedri. «Questo consente di allineare meglio le aspettative ai risultati ottenibili, favorendo una decisione più consapevole e personalizzata nella scelta della soluzione visiva più adatta alle esigenze individuali».
ST. JOSEF Centro della Salute Merano
Dr. Dagmar Pedri, Specialista in Oftalmologia
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