I dati del Global Burden of Disease Study (GBD), ampio studio epidemiologico che valuta l’impatto delle patologie in termini di anni di vita vissuti con disabilità, ne evidenziano chiaramente la portata: l’emicrania è la seconda malattia più disabilitante del genere umano e, nelle donne tra i 15 e i 49 anni, costituisce addirittura la principale causa di compromissione funzionale nella vita quotidiana.
Alla base di ogni trattamento vi è una diagnosi corretta, che si fonda principalmente su un’accurata anamnesi neurologica e su un attento esame obiettivo. Gli approcci terapeutici moderni sono di tipo multimodale e integrano interventi non farmacologici — come modifiche dello stile di vita e tecniche di rilassamento — con una terapia dell’attacco mirata, finalizzata al rapido controllo del singolo episodio, e una terapia di profilassi farmacologica volta a ridurre la frequenza degli attacchi.
Negli ultimi anni si è assistito a un vero punto di svolta nel trattamento dell’emicrania: sono state sviluppate terapie mirate contro il CGRP, un neuropeptide endogeno coinvolto nei meccanismi fisiopatologici dell’attacco emicranico. Questi farmaci agiscono in modo selettivo e sono generalmente ben tollerati:
• Anticorpi monoclonali anti-CGRP: indicati a partire da ≥4 giorni di emicrania al mese, vengono somministrati per via endovenosa trimestrale oppure per via sottocutanea con cadenza mensile e possono ridurre notevolmente la frequenza degli attacchi.
• Gepanti: antagonisti orali del recettore del CGRP, indicati sia per il trattamento dell’attacco acuto, sia per la profilassi.
• Emicrania cronica: nei pazienti con cefalea molto frequente, la tossina botulinica di tipo A rappresenta un’opzione terapeutica consolidata e raccomandata.
«L’obiettivo minimo di ogni trattamento è ridurre del 50% il numero di giorni con cefalea. Con una diagnosi precoce e una terapia personalizzata, oggi anche i pazienti che soffrono di emicrania da lungo tempo possono raggiungere una condizione tale da condurre una vita quasi libera da attacchi», spiega il dottor Tischler.

